Op. Poker Face – Debriefing

Il team di SF veniva infiltrato in area operativa con il compito di recuperare informazioni sui VIP ricercati dal comando e neutralizzarli. In particolar modo l’obbiettivo primario della missione era quello di individuare il Generale Al Kabir, intercettarlo  durante la sua fuga e ordinare un bombardamento mentre tenta di varcare il confine Leukanistano.

L’orario di infiltrazione era stato fissato per le ore 1800 del 07/10.  Giungiamo alla FOB avanzata qualche ora prima, per avere tutto il tempo per prepararci e per condizionare l’equipaggiamento. La giornata è umida e molto ventilata, la temperatura è mite, ma il vento da molto fastidio, decidiamo, quindi, di entrare in Indian Country con le sovramimetiche PCU liv5 che ci danno una buona protezione dall’umidità e dal vento. Io, Brillo e Sfondino, indossiamo fin da subito i night cap, in modo da poter utilizzare i nostri NVG non appena calerà l’oscurità su Ceribad.Raiders stst op poker face

Nel briefing che precede la missione veniamo a conoscenza che una giornalista occidentale è stata catturata e si trova attualmente in una delle prigioni presenti nell’area, abbiamo il compito di liberarla, eliminando la sentinella di guardia e portandola fino ad una zona sicura dove potrà essere evacuata.

Alle 1800 ci infiltriamo velocemente in area operazioni allontanandoci dalla FOB in direzione SUD-OVEST, la nostra pianificazione prevede di entrare nell’area boschiva nella zona più a OVEST per risalire mano a mano il fiume sino a raggiungere i villaggi presenti ad EST.

La parte iniziale dell’area operativa è composta da campi coltivati, edifici e strade asfaltate, purtroppo questo ci rende estremamente visibili, ma siamo abbastanza lontani dall’”area calda”, ci muoviamo, comunque, velocemente sulle carrabili sino ad addentrarci nella zona boschiva. Siamo a circa 100 m dal villaggio “Farsi” e notiamo subito luci e movimento, oltre al cyalume rosso che indica, chiaramente che il villaggio è presidiato, i nostri ordini sono di effettuare un’azione diretta, eliminare la difesa e recuperare le informazioni. Le sentinelle si trovano alla fine di una grossa radura, il team bravo comandato da Sfondino si occuperà del  lato sinistro, mentre il team Alpha, sotto le direttive di Brillo, di quello destro. Bravo avanza costeggiando gli alberi, li vediamo chiaramente muoversi sul filare, giunti in posizione ci comunicano che sono pronti all’attacco. Chiamo il comando per avere luce verde alla direct action, il comando ce la concede e comunico a Bravo il via libera. Velocemente avanziamo verso l’obbiettivo, costeggiando gli alberi alla nostra destra, le sentinelle vengono attirate da Bravo e noi pochi secondi dopo gli arriviamo alle spalle e vengono velocemente eliminate. Subito facciamo sicurezza intorno all’obbiettivo, mentre Sfondino si occupa di aprire la cassaforte e Recupero inizia l’identificazione . Sfondino inserisce i primi tre codici su quattro forniti dal comando, purtroppo risultano sbagliati, la cassaforte si blocca per 10 minuti, per fortuna ne abbiamo 11 per completare l’obbiettivo, i minuti passano lentamente e Sfondino è con la mano che sfiora il tastierino numerico in attesa che passino i minuti, finalmente i 10 minuti scadono ed inserisce l’ultimo codice, questa volta esatto, apre la cassaforte, dentro oltre ad una mazzetta di banconote, vi sono importanti informazioni circa il percorso che il generale farà per uscire dal paese. In breve ci ricondizioniamo e velocemente usciamo dal villaggio procedendo in direzione EST.

Raggiungiamo i villaggi di Guzarai e Farras senza incontrare alcuna resistenza, evidentemente sono già stati evacuati e mentre il team Alpha attende a circa 100 metri dal punto di incontro stabilito con l’infiltrato, il team Bravo raggiunge il villaggio di Kunduz, anch’esso freddo. Ricongiuntosi con noi, ci avviciniamo al punto stabilito, denominazione “full”, chiediamo il permesso per effettuare la segnalazione luminosa, Sfondino procede alla segnalazione: luce rossa, lampi lungo-breve-lungo, l’infiltrato ci risponde a sua volta e con cautela raggiungiamo il punto. Velocemente ci disponiamo in sicurezza mentre Recupero si occupa dell’identificazione, mi posiziono verso EST coperto da alcuni alberi e appena giro lo sguardo vedo chiaramente a circa 10 metri un tango, dietro un albero, che fa per alzare la sua carabina, nell’oscurità del bosco è invisibile, ma lo vedo chiaramente attraverso l’NVG, grido subito il contatto, il mio laser IR è puntato sul tango e faccio fuoco colpendolo, si scatena un feroce scontro che dura qualche minuto, ma che ci vede vincitori, purtroppo Sfondino viene eliminato dal VIP presente sul punto con un revolver che teneva nascosto, Recupero, intanto, procede all’identificazione, ma, un errore nel report da parte del comando ci fa perdere più tempo del previsto, tutto per fortuna, si risolve e lasciamo la zona per procedere con la ricognizione degli altri villaggi.

Proseguiamo risalendo il fiume, il tragitto è tranquillo, oramai il generale è alle strette ed ha pochi uomini, non può permettersi di controllare con efficacia il territorio, così in breve raggiungiamo i villaggi di Ayta, Gulan e Shidand tutti già evacuati. Resta l’ultimo villaggio, all’estremo nord: Injil, quando siamo a circa 70 metri vediamo chiaramente le luci, il villaggio è caldo, bisogna entrare, ci allarghiamo verso ovest, unica via di accesso e chiediamo luce verde nel mentre il team Bravo si allarga verso sinistra, ottenuto il permesso di attaccare, velocemente ci avviciniamo, ancora una volta i tangos vengono distratti dal fuoco proveniente dal team Bravo il quale, praticamente ce li spinge contro, in pochi minuti è tutto finito, mentre il team fa sicurezza, Sfondino apre la cassaforte e Recupero, identifica le carte del mazzo.

A questo punto abbiamo l’ordine di liberare la giornalista e di piazzare la telecamera del mezzo usato dal generale per fuggire, i due obbiettivi si aprono contemporaneamente alle 0200, decidiamo, quindi, di dividere il team, mentre il resto del team si occuperà della giornalista, io e Floyd piazzeremo la telecamera.

Il punto dove il generale parcheggerà la macchina, si trova a circa 1,5 click dalla nostra posizione, io e Floyd ci incamminiamo, abbiamo 2 ore per arrivare, a 700 metri dal punto mi accorgo che abbiamo ancora 1 ora e mezza di tempo, non voglio arrivare troppo in anticipo, decido così di riposarci, entriamo in un casolare abbandonato e ne approfittiamo per bere e mangiare qualcosa, dopo circa 30 minuti lasciamo questa comoda posizione per avvicinarci al punto stabilito, si tratta di una grossa villa, con, di fronte, una costruzione più piccola, il nostro obbiettivo è quello di nasconderci alle spalle di questa costruzione più piccola. La zona è deserta, ma quando ci avviciniamo alla costruzione l’abbaiare di una cane ci fa sussultare, alle spalle dell’edificio, proprio dove ci volevamo piazzare c’è una femmina di setter che abbaia, ci avviciniamo a lei cercando di essere il più docili possibile e, grazie all’esperienza di Floyd nel gestire i cani, ce la facciamo amica, soprattutto grazie ad un pacchetto di wurstel. Smette di abbaiare e così, siamo tranquilli che gli uomini del generale non scoprano la nostra posizione. E’ una notte con poche nuvole e con una bella luna piena, il mio NVG rende tutto chiarissimo come se fosse mezzogiorno, dopo qualche minuto vediamo del movimento sulla strada, pare proprio che sia il fuoristrada usato dal generale: la famosa Jeep Renegade, si parcheggia proprio nel punto che prevedevamo, intanto tengo sotto controllo tutti i movimenti. I minuti passano ed aumenta anche il freddo e la nostra immobilità non ci fa bene, finalmente arriva l’orario in cui siamo autorizzati a piazzare la telecamera e chiediamo luce verde al comando, ottenuta la quale mi incammino verso il mezzo. Tra me e la jeep non c’è assolutamente nulla, solo terra arata interrotta da una carrabile, attraverso l’NVG vedo chiaramente le sentinelle che sono di guardia all’ingresso della villa, devo procedere basso, strisciare, così percorro strisciando sulle zolle di terra i circa 70 metri che mi separano dal mezzo, fermandomi sempre a controllare cosa facessero le sentinelle e muovendomi quando ero sicuro che non guardassero verso la mia posizione. Finalmente raggiungo il fuoristrada, faccio un profondo respiro per recuperare ossigeno e regolo in fuoco dell’NVG per poter vedere l’interno del mezzo senza accendere luci, individuo la telecamera e la piazzo nel punto stabilito dal comando, velocemente mi allontano e confermo via radio a Floyd che ho piazzato la telecamera e di fare la comunicazione di avvenuta chiusura dell’obbiettivo, in breve lo raggiungo e ci allontaniamo in direzione EST verso il punto di incontro stabilito con Alpha che è ancora impegnata per liberare la giornalista.

Il tragitto fino al punto d’incontro è tranquillo, attraversiamo un paio di campi arati fino a raggiungere il nostro WP9, intanto Alpha ci comunica di aver acquisito e liberato con successo la giornalista e che si stanno dirigendo verso la nostra posizione.

Ricongiunto il team, ne approfittiamo per riposare qualche minuto, il tempo è dalla nostra parte, abbiamo molte ore prima che il generale scappi attraverso la strada che porta in Leukanistan, il nostro compito sarà quello di intercettarlo e sganciare un regalino proprio sul cofano della sua bella Renegade.

Giungiamo in pochi minuti sulla strada che verrà utilizzata dal generale per lasciare la sua amata terra, il compito di designare il bersaglio tramite laser è stato affidato a me e Sciacovelli, così mentre il resto del team si posizione all’inizio del tragitto pronto a darci informazioni, noi studiamo il percorso alla ricerca del punto migliore. Individuiamo una vasta radura con qualche albero ed arbusto che ci permette di avere una buona visuale sulla strada e, allo stesso tempo, una distanza di sicurezza per evitare di essere investiti dal bombardamento. Individuiamo anche usa posizione coperta, dietro ad un grosso arbusto e un albero, che ci permette di non essere visti dalla pattuglia di scorta del generale. Ci piazziamo, quindi, al coperto in attesa della luce verde prevista per le 0600.

Restiamo più di 3 ore immobili, cerchiamo di riposare, ma il freddo si è fatto davvero pungente, per fortuna albeggia ed inizia ad intravedersi un po’ di sole che riscalda l’ambiente, tolgo il night cap e ripongo l’NVG indossando il caldissimo e confortevole cappello in polartech. Quando finalmente abbiamo la luce verde, recuperiamo il designatore laser e raggiungiamo la posizione stabilita, il team Alpha ci informa che il fuoristrada è partito, siamo molto tesi, nelle ossa il freddo della notte ci fa tremare, ma dobbiamo rimanere calmi, finalmente vediamo spuntare la Renegade, Sciacovelli chiede il permesso di illuminare il bersaglio, dopo qualche secondo il comando ci da la conferma che all’interno vi è proprio il generale, luce verde, punto il designatore sulla jeep e premo il pulsante, i secondi sembrano non passare più, ma, finalmente, il comando ci comunica che il bersaglio è stato acquisito e distrutto. Velocemente lasciamo la posizione, consegniamo il designatore e mi metto in contatto con il team Alpha: “Alpha, Alpha da Bravo distaccato, il generale è storia, ripeto: il generale è storia, stiamo raggiungendo la vostra posizione, qui Bravo distaccato, chiudo” ed Brillo risponde con un sintetico ma soddisfatto “Qui Alpha, ricevuto Bravo, ottimo lavoro, vi aspettiamo”.

Raggiungiamo in breve la posizione di Alpha e ci incamminiamo verso la FOB, in pochi minuti raggiungiamo la nostra base operativa avanzata dove ci viene comunicato che hanno individuato la bomba in uno degli edifici proprio al centro di Ceribad, il nostro compito è di disinnescarla secondo la procedura consegnataci dal comando.

Velocemente ci togliamo l’equipaggiamento e riponiamo le carabine e ci mettiamo nei nostri mezzi per raggiungere la posizione della bomba, la zona è sicura, precedentemente un team ha già liberato la struttura. All’interno ci viene consegnato un tablet con una telecamera flessibile, la bomba è chiusa dentro ad un baule di legno, sicuramente c’è qualche trappola, con la telecamera individuiamo, infatti, un interruttore a scatto, pronto ad azionarsi non appena viene aperta la cassa, serve qualcosa per bloccarlo, in un attimo De Pascale si gira e trova una “cazzuola” per muratori, me la passa  la infilo tra il coperchio e il bordo della cassa e riesco, a bloccare la levetta, mentre Sfondino tiene premuta la cazzuola apro con delicatezza il coperchio, rivelando la bomba vera e propria. La procedura indicata dal comando è lunga, ma precisa, seguiamo tutte le istruzioni forniteci e riusciamo a disinnescarla a circa 2 minuti prima che questa esplodesse facendo una strage.

Missione compiuta, soddisfatti lasciamo l’edificio per goderci il meritato riposo.

Tutti noi volevamo ringraziare Gianni e la Compagnia Incursori Cerignola per la bella esperienza e fare loro i complimenti per essere riusciti ad organizzare una manifestazione con un personale ridotto all’osso, è sempre un piacere  tornare a “Ceribad”.

Andrea “erduca” Palladino

NAVMAN

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