Dark Night – Op. Dies Irae – “Il Circuito”

Dark Night – Operation: Dies Irae.
Formello, 30 e 31 marzo 2019
Debriefing Raiders TST – Zulu 5

Per noi, la Dark Night rappresenta il secondo appuntamento con il concetto di softair che stanno portando avanti quelli de Il Circuito. La nostra “prima volta” fu Operazione Prometheus, organizzata dal mitico Giulio De Carolis e i suoi Indians: evento bellissimo, realistico e molto impegnativo dal punto di vista fisico!
Quando ci arriva la mail con l’invito (eh si, per accedere al Circuito bisogna essere invitati) a Dark Night, l’entusiasmo sale subito alle stelle. La brutta notizia, però, è che sono richiesti solo quattro operatori…cosa che non riesco proprio a mandar giù, perchè eventi come questo rappresentano delle opportunità ghiottissime per poter testare, in modo serio e concreto, l’affidabilità del proprio equipaggiamento. Ed è un’esperienza che dovrebbero fare tutti. Pazienza, ci saranno altre occasioni…
Il book missione è ben scritto e coinvolgente, lo scenario in cui andremo a operare molto realistico. Un lavoro ben fatto e molto curato, in netto contrasto al disarmante pressapochismo che caratterizza il softair di ultima generazione (ma neanche tanto ultima).
La missione: un noto trafficante serbo, Zatlan Milovic è in possesso di un sistema d’arma speciale russo in grado di neutralizzare i più moderni UAV. La brutta notizia è che sta trattando la vendita di tali sistemi coi dei capi tribù talebani, in una zona boschiva tra la Lettonia e la Bielorussia.
La CIA attiva un team SOG col compito di “ridimensionare” le ambizioni di Milovic.

Arriviamo al punto di raduno previsto dall’organizzazione, il cimitero di Formello, con largo anticipo. Il che ci permette di riabbracciare e scambiare due chiacchiere con vecchi amici, quelli che vedi solo in queste occasioni e per i quali il tempo sembra non passare mai.
Intanto ci vengono distribuiti gli ultimi accessori che ci serviranno per lo svolgimento della missione: panetti di esplosivo C4 completi di detonatori, un radiofaro, una chiavetta USB e il canale radio con relativo callsign: noi saremo ZULU 5.
Ci prepariamo, indossiamo l’equipaggiamento e ricontrolliamo le ultime cose: in fase di pianificazione, visto il terreno non proprio facile, abbiamo deciso di entrare leggeri, portandoci lo stretto necessario. Io ho optato per un chest rig low profile, della DBT, con 4 serbatoi (più uno inserito nella carabina Mk18), radio, qualche altro oggetto di pronto uso nelle tasche utility e il PVS14. Nel Camelbak MULE ho una PCU Liv5, le cariche di C4, la documentazione per la storia di copertura e tre litri d’acqua. Fondina tattica e pistola rimangono nel borsone.
Ci chiamano per il briefing pre-missione e ci comunicano subito dei cambiamenti: una delle due piste, non sappiamo se droni o eliporto, è stata spostata per cause di forza maggiore, ci fanno vedere la nuova destinazione, raccomandazioni del caso e aspettiamo la chiamata per l’imbarco.
Mi apparto coi ragazzi per rimodulare, eventualmente, il percorso pianificato, ma notiamo che in realtà l’obiettivo è stato spostato di poco, non influisce in modo significativo sulla tabella di marcia. Beh, meglio così…ripassiamo la storia di copertura e attendiamo.
Mentre sorseggio una Redbull, la radio gracchia: <<Zulu 5, recatevi al RV col nostro contatto alleato. Prendete la stradina a sud est e seguitela…lo incontrerete li. Muovetevi adesso.>>
<<Zulu 5 Oscar Mike, chiudo.>>
Bene, da adesso si fa sul serio. In fila indiana imbocchiamo la stradina indicata.
Dopo un po’, la strada si divide in due, alla biforcazione incontriamo un uomo in abito talare, fermo davanti a un SUV di colore scuro. Non mi piacciono i preti, maledizione…non mi sono mai piaciuti, ma è chiaro che si tratta del nostro contatto e, con una certa riluttanza, ci avviciniamo.

L’INSERZIONE.
Il nostro amico è in realtà molto gentile, ci ricorda che si tratta di una missione estremamente rischiosa e tutta la zona è pesantemente pattugliata (ma guarda un po’…). Si raccomanda di fidarci degli agenti sottocopertura che ci daranno supporto, da loro non avremo nulla da temere. Ci indica di procedere sulla strada dove troveremo chi si occuperà del nostro trasporto.
Non abbiamo altra scelta, dobbiamo fidarci.
Dopo circa un centinaio di metri di stradina asfaltata, un tipaccio barbuto davanti ad un furgone, attira la nostra attenzione, gridando con spiccato accento russo <<Hey, Superman…vieni qui, Superman…io trasporto tutto: caffè, frutta, donne e Superman…>> spalanca la porta del furgone rivelando un doppio vano sapientemente nascosto tra sacchi di caffè. Sorride mostrando una fila di denti bianchissimi…che figlio di puttana! Ci sistemiamo dentro seguendo le sue istruzioni <<…e mi raccomando, Superman: tu non aprire mai sportello, mai! Faccio tutto io, capito Superman?>>
Chiude il portellone, mette in moto e partiamo. All’interno è buio e nessuno parla. Gli ordini missione ricevuti dal Comando Operazioni non specificavano nessun punto di inserzione, quindi dobbiamo affidarci esclusivamente a questo tizio e alla sua bravura nell’evitare possibili posti di blocco. Sperando che non ci abbia già venduti. Mentre scaccio con forza quest’ultimo pensiero, il furgone rallenta e si ferma. Sentiamo altre voci, è un posto di blocco e non sembrano per niente amichevoli. Bussano ripetutamente sul cassone, mentre l’autista farfuglia qualcosa. Io, invece, mi maledico per aver mollato la Glock 17…
Nel frattempo gli animi sembrano scaldarsi, qualcuno grida…stanno litigando? Boh…noi, intanto, spianiamo le carabine contro lo sportello, in caso qualcuno decida di togliersi la curiosità.
Improvvisamente il mezzo accellera, partendo in velocità, sballottandoci per tutto l’abitacolo. La strada diventa sconnessa ed è difficile mantenere l’equilibrio. Ci “shakera” per benino per una decina di minuti, poi si ferma. Lo sportellone si apre <<Siete arrivati, Superman…di più non posso portarvi!>>
Cominciamo bene…

Ci leviamo velocemente dalla strada e ci infiliamo sotto degli alberi per fare il punto della situazione.
Durante la fase di pianificazione avevamo capito che ci avrebbero inserito lungo la strada comunale che costeggia la parte occidentale dell’AO e avevamo piazzato dei waypoints nei pressi di quelli che, secondo l’analisi delle ortofoto, potevano essere degli accessi. E infatti, l’autista ci ha mollato proprio nei pressi di un waypoint precedentemente individuato. Il fatto di aver spostato l’obiettivo era del tutto irrilevante, in quanto proprio lungo la strada pianificata.
Scavalchiamo la staccionata e ci buttiamo nel bosco, verso il primo obiettivo.

IL DRONE.
Risaliamo paralleli alla strada comunale, verso nord, in fila indiana. Andrea apre la strada, con mappa e PVS14 calato sugli occhi, poi io, Mario e infine Fausto che chiude in retroguardia.
Il sentierino è molto comodo e pulito, avanziamo abbastanza spediti per poi dirigerci a est, verso l’obiettivo. Seguiamo la stradina fino a quando vediamo le luci delle torce delle sentinelle e capiamo subito che stanno venendo proprio nella nostra direzione. Questo è un bel problema: il sentiero sul quale ci troviamo è recintato a destra dal filo spinato e a sinistra non c’è modo di coprirsi. Cercando di non fare troppo rumore, torniamo indietro fino a quando non troviamo un’apertura e ci tuffiamo nella discesa. Di quelle sentinelle, nel frattempo, nessuna traccia. Decidiamo di avvicinarci all’obiettivo dal bosco, lasciando perdere la strada e, con mooolta cautela, cominciamo l’avvicinamento: io e Andrea ci manteniamo paralleli alla strada, mentre Mario e Fausto si addentrano nel bosco per cercare di dare un’occhiata più da vicino. Mentre siamo li che cerchiamo di capire di cosa si tratta (da OpOrds non sapevamo l’esatta ubicazione degli obiettivi, ma solo una zona delimitata), una delle sentinelle alza l’arma e spara una raffica in direzione di Mario e Fausto. Non faccio in tempo ad afferrare il PTT per comunicare, che parte un’altra raffica, di risposta, dalla posizione dei nostri. <<Non siamo noi…ripeto, non siamo noi. Non stanno sparando a noi!!!>> mi avverte Mario via radio <<C’è un’altra Zulu, qui…e noi siamo in mezzo!>>
Che cazz…
Mentre lo scontro si inasprisce, ci mettiamo buoni ad aspettare che le acque si calmino.
Nel frattempo Andrea, il navman, mi fa notare che abbiamo un bel problema: se interviene la FIR, qui si riempe di tangos e ce la vedremmo davvero molto male. Ma il grosso cazzo-in-culo è che, quando stilammo il piano, quell’obiettivo doveva trovarsi più a nord. Adesso, invece, trovandosi proprio in mezzo al percorso, dobbiamo attraversarlo o tornare indietro “allungando un po’”.
Conosco Andrea, è un inguaribile ottimista:<<Un po’ quanto?>> gli chiedo, in modo abbastanza retorico.
<<Esplosivo piazzato…dobbiamo andarcene velocemente…>> irrompe Mario nell’interfono <<Qua è pieno di gente incazzata!>>
Li sento correre nel sottobosco, mentre i fasci di luce illuminano nella nostra direzione.
Dobbiamo decidere in fretta!
<<A tutti, torniamo indietro, sulla strada. Rally point sulla strada…>>
<<Copy, ci vediamo li>> Mario e Fausto si sganciano mentre li copro riparato da un tronco.
Le torce si avvicinano.
Fausto mi passa vicino e mi da una pacca sulla spalla sussurrando <<ultimo>>, poi mi alzo ed indietreggio, mentre Andrea spiana la M4 coprendomi la ritirata. Nessuno spara, non ci hanno visto. Forse ci sentono, ma non sanno dove siamo. Facciamo un centinaio di metri e gli inseguitori desistono. Noi tiriamo il fiato: il primo obiettivo è andato!

MONTE MUSINO.
Proseguiamo a nord, ci gustiamo lo spettacolo che ci offre la vallata dove doveva trovarsi il drone, ci riposiamo un po’, mastichiamo qualche barretta e puntiamo a est, verso Monte Musino.
Siamo stati fortunati, nonostante sia una notte senza luna, il cielo è limpido e pieno di stelle, il che ci permette di viaggiare abbastanza spediti, senza dover indossare i PVS14 e, tranne un fugace incontro con un cinghiale, tutto fila liscio.
Prendiamo il sentiero a ovest di Monte Musino e cominciamo la salita, neanche tanto ripida, in realtà, a dispetto di quello che ci aspettavamo. Andrea in testa, io, Mario e Fausto in retroguardia, avanziamo in fila indiana, lenti e coi PVS14 calati sugli occhi.
<<Capo, contatto…50 metri, ore 4, in avvicinamento.>> è la voce calma di Fausto.
Mi giro e li vedo: sono in due, camminano tranquilli, non ci hanno visto.
<<Copy, continuiamo…tienili d’occhio.>>
<<Wilco.>>
Il stradina curva a sinistra, si intravede un tenue chiarore, tipico segno di obiettivo illuminato. Ci fermiamo, Fausto si sposta dietro un grosso albero per controllare meglio la strada alle nostre spalle, io mi accovaccio dietro un cespuglio, Mario e Andrea vanno a vedere di quale obiettivo si tratta.
<<Capo, si avvicinano, sono veloci…>> mi avverte Fausto, con la sua tipica flemma.
Si, li vedo anch’io, ma sembra che non ci abbiano visto. Magari se ne vanno.
<<Cosa abbiamo?>> chiedo a Mario.
<<E’ un PC, dev’essere l’hard disk da prelevare…>>
Le sentinelle sono sempre più vicine.
<<Capo, sono molto vicini…che faccio?>> mi avvisa Fausto.
<<Aspetta…>> spero ancora che se ne vadano, ma invece quelli continuano dritti dritti nella mia direzione, li sento chiacchierare tra di loro. Ad un certo punto, uno dei due solleva la torcia e mi illumina in pieno, accecandomi. <<Adesso, Fausto…prendili!>>
Basta una piccola raffica della H&K 416 per mettere i due KO, nello stesso tempo Andrea mi comunica che hanno preso l’HD del PC, li raggiungiamo e imbocchiamo il sentiero che scende a sud-ovest del Musino.
Non passa molto tempo per renderci conto in che razza di guaio stiamo per cacciarci: il sentiero sparisce e si trasforma in una ripidissima discesa, il terreno morbido e friabile mette a dura prova caviglie e ginocchia. E quasi sono contento che sia così buio, perchè di giorno col cazzo l’avrei fatta una discesona simile! Come se non bastasse, dal nulla, alle nostre spalle, compaiono le luci della seconda pattuglia di sentinelle che, se non ci hanno visto grazie all’oscurità, sicuramente ci hanno sentito mentre scomodiamo i santi di tutti i calendari conosciuti!
Cerchiamo di accelerare il passo, ma è impossibile muoversi senza cadere ed il rischio di farsi male e compromettere la missione è altissimo.
Poi, alla nostra sinistra, a meno di una 50ina di metri, compaiono altre luci.
<<Cazzo, è il campo base della contro!>> sussurra Mario nell’interfono, con una venatura di orrore nel tono di voce.
Ah, ma bene: tango dietro, sempre più veloci (ma come cazzo fanno, ‘tacci loro…) e tango a sinistra.
<<Ignoriamoli e andiamocene, forza!>>
Finito il discesone, la vegetazione si fa più rigogliosa ed è più facile camminare, mi giro e noto con piacere che i nostri inseguitori sono spariti. Arriviamo alla staccionata e ci troviamo ad un incrocio, con auto parcheggiate, ci troviamo proprio ai limiti della AO: il sentiero alla nostra sinistra va ad ovest, verso il campo base della contro, due strade asfaltate si dirigono a sud, uscendo dall’area operativa, mentre quello alla nostra destra porta all’obiettivo successivo.
Ed è qui che la merda tocca il ventilatore: dal sentiero est stanno rientrando delle sentinelle!
Situazione di merda, posto di merda, con nascondigli di merda…
Io cerco di infilarmi sotto una macchina, Fausto si schiaccia dietro una utilitaria, imitato da Mario e Andrea. Serve a poco, ci vedono e partono raffiche. Grazie al fattore sorpresa abbiamo facilmente ragione, ma dal campo base hanno sentito e scatta l’allarme. Ci allontaniamo rapidamente, seguendo il sentiero che porta a est, ma una coppia di sentinelle ci è alle calcagna…e anche loro sono maledettamente veloci! Ce li portiamo dietro per un bel po’, escludo l’idea di farli passare, perchè tanto poi ce li ritroveremo davanti. La soluzione la da Andrea con <<Oh, questi hanno rotto la mamma del cazzo…>>. Io concordo, caliamo i PVS14 e ci appostiamo.

L’ELIPORTO.
Arrivano, sono in due e vanno troppo veloci per capire che stanno cadendo in trappola. Li eliminiamo abbastanza fretta e ce ne andiamo. Ma, ahimè, non ci rendiamo conto di essere troppo vicini all’obiettivo (scopriamo dopo che si tratta dell’eliporto) e che le guardie sono entrate in allerta, sciabolando tutto il circondario con potenti torce! Ci avviciniamo un po’ sperando di far calmare le acque, ma sento chiaramente che chiamano rinforzi. Ci tocca ballare…
Ingaggiamo le sentinelle, che però erano preparate e rispondono efficacemente al fuoco, muovendosi e coprendosi.
Arrivano le FIR: una, due, tre pattuglie…il vantaggio tecnologico dei visori notturni viene azzerato dalle torce dei tangos, che sono sempre più numerosi! La situazione peggiora: prima viene colpito Andrea, poi Mario. Io svuoto il caricatore per dar modo a Fausto di imboscarsi sotto un cespuglione, nel buio. Colpisco un paio di avversari, un altro viene falciato da fuoco amico, ma sono comunque fottuto ogni oltre immaginazione. Vengo colpito, accendo la luce rossa di segnalazione e raggiungo gli altri nell’apposita piazzola. Mi stupisco nel constatare il numero di operatori colpiti, nelle fila della contro. Guardo l’orologio ed è passata un’ora! Un’ora di sparatoria su quel cazzo di eliporto, con tutta la FIR del campo base attivata…
Comincio a ripassare mentalmente la storia di copertura, e invece tiriamo TUTTI (anche la contro!) un sospiro di sollievo quando Fausto elimina l’ultimo tango, piazza il radiofaro e chiudiamo la storia col fottuto eliporto!

SAM.
Tiriamo dritti a sud, facciamo una breve pausa su una collinetta prima di puntare a nord, verso il nuovo obiettivo.
E’ una notte bellissima, il cielo terso e pieno di stelle e l’orizzonte è un tripudio di lucine gialle dei paesi limitrofi. Approfitto per svuotare la vescica, mangiamo qualcosa e riequilibriamo i liquidi. Do un’occhiata al mio Suunto Core All Black: passata da poco la mezzanotte, abbiamo ancora 6 ore prima dell’alba. Siamo decisamente a buon punto.
Puntiamo a nord scendendo nel vallone, alla fine del quale imbocchiamo un sentierino che sale a zig zag. Davanti a noi percepiamo un movimento, abbassiamo i PVS14: si tratta di un’altra Zulu, nessuna minaccia. Saliamo ancora e in cima alla collina, in bella vista, troviamo la batteria SAM armata di missili S-400. Ci sistemiamo in copertura, Mario prende dal mio MULE un panetto di C4, lo innesca e lo posiziona. Riprendiamo quel comodo sentierino, per scendere. Di fatto, dobbiamo tornare indietro per raggiungere gli ultimi due obiettivi. Affrontiamo la discesa, abbastanza ripida lentamente, facendo attenzione a non perdere l’equilibrio o scivolare (siano benedette le Asolo Fugitive e il loro straordinario sistema di ritenzione della caviglia!), quand’ecco che compaiono, in avvicinamento, le sentinelle del sito. Scapicollandoci raggiungiamo la stradina e cerchiamo riparo alla meno peggio, ma quelli ci hanno sentito e accendono le torce, di quelle serie che fanno luce per davvero, neutralizzando i PVS14. Non abbiamo altra scelta e apriamo il fuoco, colpendone subito uno, gli altri due si riparano. Nonostante abbiano flashlights molto potenti, non riescono ad individuare le nostre posizioni, sparano alla cieca. Nel frattempo riesco a seccarne un altro. Il terzo spegne la luce e si congela. Ottimo è proprio quello che volevamo, attiviamo i visori, lo individuiamo (la sua BDU nera ne risalta la sagoma) e lo eliminiamo piuttosto in fretta.
Ci allontaniamo più in fretta possibile, onde evitare altre spiacevoli incontri.
Gli ultimi due obiettivi della missione si trovano a sud.

USB KEY.
Seguendo il piano d’azione, decidiamo di andare sull’obiettivo più a sud, in quanto l’ultimo obiettivo (secondo la nostra tabella di marcia) è quello più vicino alla Exfil Zone.
Essendo di strada, diamo anche una sbirciatina: lo identifichiamo come Deposito Armi, individuiamo il campo base delle eventuali FIR e la mappa digitale ci conferma la possibilità di sganciarci sul suo lato ovest, sfruttando il bosco per sfuggire alle pattuglie di rinforzo, qualora siano attivate.
Arriviamo ad una costruzione in lamiera, sembra un magazzino abbandonato, continuiamo lungo la strada, ancora a sud, il terreno collinare ci permette di nascondere bene i nostri spostamenti, poi tagliamo a ovest, verso l’obiettivo. Per esclusione, a questo punto sappiamo che si tratta di infiltrarsi nella struttura dove si trova il PC di Milovic e copiare su apposita USB la lista dei suoi clienti.
Lo schema è sempre quello: obiettivo, illuminato, due coppie di sentinelle che pattugliano la valle in direzioni diverse e, a circa 200mt, il campo base con FIR pronta all’intervento.
Fausto e Andrea si occuperanno del PC, mentre io e Mario ci spostiamo un po’ più a nord, imboscati tra i cespugli col duplice scopo di offrire copertura e di bloccare eventuali rinforzi nemici.
Il problema è che, per raggiungere il PC, Andrea e Fausto devono attraversare il vallone, col rischio di essere sgamati dalle sentinelle, ma è un rischio che dobbiamo correre.
I due partono, io e Mario teniamo d’occhio le sentinelle coi PVS14.
A metà strada, la coppia di tangos più lontana si gira e comincia a tornare indietro. Pare non accorgersi delle due sagome che si avvicinano furtive alla tenda.
<<PC trovato, avviamo la procedura di download…>> mi informa Andrea via radio.
Nel frattempo, anche l’altra coppia di sentinelle rientra.
Una delle guardie ha il volume della radio altissimo, sentiamo chiaramente la comunicazione <<Accellerate, mi sa che c’è qualcuno nella tenda!>>
Mario accende il laser IR del DBAL, sulla sua MK18, e comincia a segnare le guardie.
Poi, all’improvviso la caratteristica raffica della H&K 416 di Fausto rompe il silenzio, vedo le sentinelle del lato nord, quelle più vicine a loro, che accendono la luce rosse per segnalare i colpi andati a segno. Io e Mario apriamo il fuoco su quelli a sud, ma li manchiamo.
<< Allarme! Allarme! Fate intervenire la FIR!>>
E te pareva?
La scaramuccia si sta prolungando un po’ troppo, cerco di cambiare posizione.
Sento Andrea in cuffia <<Anto, vedo la FIR in arrivo…sono a centinaia!!!>>
Nel frattempo Mario ha eliminato i due tango lato sud e mi raggiunge.
<<Occhio, FIR in arrivo…Andrea, quanto manca al download, interrogativo.>>
<<Siamo al 2%…>> Si, ciaone…
Una pattuglia di tre operatori ci passa davanti, tutta concentrata verso la tenda dove si trova il PC, la seghiamo con estrema facilità, ma altri tre si allargano a nord, costeggiando il bosco, sono troppo lontani.
<<Datevi una mossa ragazzi, state per avere visite: sono in tre e sono troppo lontani per noi…>>
<<Copy, quasi fatto…>>
I tre della FIR avanzano coprendosi a vicenda, ci sanno fare.
Partono le prime raffiche, uno viene colpito. Gli altri due spengono le flashlights e si nascondono. Sono ben coordinati, la tattica è: uno illumina e l’altro spara brevi raffiche.
Poi partono le raffiche irregolari della M4 di Andrea, è chiaramente un fuoco di copertura.
<<Abbiamo finito, ci sganciamo!>> è Fausto, un po’ affannato.
<<E’ un roger, ci vediamo al rally point!>>
Nella luce verdastra del PVS14 vedo le due sagome che si allontanano velocemente seguendo il limitare del bosco, verso sud. Attraversano il vallone, ci ricongiungiamo e esfiltriamo dalla zona obiettivo ripercorrendo la strada dell’andata.
Ormai lontani, mi giro per controllare la situazione: attorno alla tenda e nel bosco adiacente è tutto uno sciabolare di torce alla ricerca di intrusi.
Adiòs amigos!

DEPO MUNI.
Ci allarghiamo e ci dividiamo in due coppie: io e Andrea attacchiamo da sud est, mentre Mario e Fausto attaccano da sud ovest. Avanziamo in campo aperto, con le carabine spianate. Le sentinelle vedono per primi me e Andrea e mentre le teniamo impegnate, Mario e Fausto abbattono facilmente tutto il dispositivo di guardia. Inneschiamo l’ultimo panetto di C4 e via. Facile e veloce.
In lontananza vediamo intervenire la FIR. Come pianificato, basta spostarci sul lato ovest e buttarci dritti nel bosco per seminarli, tanto sono lontani.
Ed è quello che facciamo, scoprendo, con orrore, che tutto il limitare del bosco è sbarrato da filo spinato alto un metro e mezzo e impossibile da attraversare. Non di fretta, almeno!
Mr Murphy ce l’ha messo in culo, con la sabbia…
<<Facciamoli fuori e andiamocene!>>
Ci allarghiamo, ci sparpagliamo e con l’aiuto dei visori selezioniamo i bersagli.
La schermaglia è breve, ma intensa e ne stanno arrivando altri.
Eliminati gli inseguitori, scavalchiamo e ci dileguiamo nel bosco.
Stanchi e un po’ infreddoliti, ci scegliamo un punto sicuro dove effettuare LUP in sicurezza e attendiamo l’aba, per muoverci verso la Exfil Zone.
Alle ore 0700, attiviamo la procedura per l’esfiltrazione:
<<Archangel, Archangel, qui Zulu 5.>>
<<Avanti Zulu 5…>>
<<Alba Rossa. Ripeto Alba Rossa…>>
<<Zulu 5, seguono coordinate per il punto di recupero…avete 10 minuti! Over.>>
<<Copy Zulu 5 chiude!>>
Dark Night: missione compiuta!

CONCLUSIONI.
Gli eventi targati Il Circuito sono strani: si tratta di manifestazioni complesse, eppure le regole sono poche e non ci sono arbitri sugli obiettivi o al seguito delle pattuglie di controinterdizione, l’ambiente è amichevole, i colpiti si dichiarano (si, anche di notte, pensate un po’!), non si vince nulla, non ci sono classifiche, tutto fila liscio. E quando esfiltri hai un sorriso ebete che ti porti appresso per tutta la settimana successiva. Il sorriso di chi ha partecipato a qualcosa di veramente grandioso e altamente simulativo. Non importa se hai portato a termine o meno la missione, non c’è nessuna gara. L’importante è divertirsi, mettendosi alla prova. Certo, bisogna essere preparati: avere un buon equipaggiamento aiuta sicuramente, come aiuta saper navigare o leggere una mappa, o far parte di un team affiatato. Sicuramente non è per tutti, occorre infatti possedere “una certa mentalità”, ed è quella mentalità che fa la differenza. Che permette agli eventi come Dark Night di essere liberi da regolamenti castranti ed arbitri frustrati, per essere gustati appieno, godendone tutte le sfumature.
Ed ecco perchè agli eventi del Circuito si accede solo su invito.
Siamo onorati di aver preso parte a Dark Night (per noi seconda esperienza nel Circuito) e ringraziamo gli amici della Compagnia Easy e del Nono Incursori per averci dato questa bellissima opportunità.
E’ stato un piacere rivedere vecchi Amici, quelli che la A maiuscola è doverosa, e scoprirne nuovi.
Ci siamo divertiti come non accadeva da anni!
Ma soprattutto è stato confortante vedere che il softair, quello fatto come piace a noi, è ancora vivo e in ottima salute. Hurrà per Il Circuito!!!

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